Il business delle ripetizioni vale 800 milioni in nero

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25 Settembre 2019

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Il business delle ripetizioni vale 800 milioni in nero

Il business delle ripetizioni vale 800 milioni in nero

Un esercito di professori per l’estate si mette sul mercato: 500 mila studenti hanno bisogno di recuperare i debiti formativi. Il 90 per cento non dichiara nulla al fisco per costose lezioni private di greco e matematica.

Per i docenti è una fonte di entrate sicure, esentasse e immediate. Per gli studenti, un incubo, oltre che un esborso totalmente in nero. La carica del prof estivo che si butta nel business delle ripetizioni è un affare da 800 milioni all’anno.

 

Per chi, a scuola chiusa, ha ancora carenze formative (il 42 per cento degli studenti viene promosso con debiti e solo uno su quattro li recupera, secondo il Miur) c’è una sola strada: le ripetizioni.

 

La metà degli studenti delle scuole superiori dichiara di avvalersi di lezioni private e su misura oltre l’orario scolastico. Il giro d’affari sommerso supera gli 800 milioni di euro l’anno, secondo la fondazione Einaudi che ha cercato di mettere ordine con lo studio dal titolo inequivocabile “Quanto vale il mercato nero delle ripetizioni scolastiche?”.

 

Il costo orario medio delle ripetizioni private è di 27 euro. Sono soprattutto per quelle di greco, latino e matematica che i prezzi si impennano. Mentre “riparare” materie scientifiche ha un costo di 18 euro in media. Ci sono poi le differenze tra Nord e Sud: Milano e Bologna si confermano le più care mentre un liceale di Napoli arriva a spendere circa 11 euro all’ora.

 

«Per recuperare la sufficienza uno studente necessita mediamente tra le 50 e le 70 ore di lezioni private. Ossia due ore a settimana per 25-30 settimane, quasi 6 mesi di tutoraggio», spiegano gli esperti Lorenzo Castellani e Giacomo Bandini che hanno realizzato lo studio: «Secondo la nostra analisi il costo annuo medio per lo studente che sceglie di prendere ripetizioni private è di 1620 euro all’anno.

 

Gli studenti delle scuole superiori che seguono almeno un corso di ripetizione sono il 50 per cento del totale. Se dunque la media è di 3 ore di ripetizioni a settimana, si tratta di un esborso mensile pari a circa 324 euro, cifra che sale nei mesi di agosto e settembre, quando le ore di lezione si intensificano a causa della necessità di recuperare debiti e esami di riparazione».

 

E qui si mette in moto il mercato sommerso della lezione invisibile al fisco. Secondo un sondaggio effettuato in forma anonima dalla Fondazione Einaudi risulta che il 90 per cento delle famiglie coinvolte ha dichiarato di non ricevere alcuna ricevuta fiscale dal docente presso cui si è tenuta la prestazione.

 

«Se ne deduce che nove insegnanti su dieci non dichiarano al fisco quanto incassato per ripetizioni e lezioni private fuori dall’orario scolastico. Inoltre il 70 percento degli intervistati prende lezioni da docenti della stessa scuola di appartenenza. In altre parole, per recuperare il proprio ritardo in una materia e quindi con un’insegnante, chiedono aiuto ad altro insegnante della stessa materia e stessa scuola» concludono Castellani e Bandini.

 

Così rapportando i dati su scala nazionale si parla di circa 500 mila studenti delle superiori coinvolti ai quali vanno aggiunti gli studenti delle scuole medie per un numero inferiore, ma non per questo da trascurare. Ecco come si raggiunge la cifra-monstre di 800 milioni di euro.

 

IL PARADOSSO ITALIANO
Tanto diffuso quanto tollerato, il fenomeno delle ripetizioni genera però un paradosso: gli studenti italiani sono secondi soltanto ai russi per tempo dedicato alle attività scolastiche fuori dalla classe tra compiti, ripetizioni a pagamento e aiuto dei familiari nello studio.

 

Un impegno nettamente superiore rispetto alla media dei paesi Ocse per quasi 12 ore alla settimana oltre l’orario scolastico. E nonostante questo consumo di tempo ed energia si continua ad investire molto nelle ripetizioni private post scolastiche per migliorare le proprie performance.

 

Un numero così alto di studenti che prendono lezioni private nel tempo trascorso dopo l’attività scolastica regolare, dimostra il fallimento del sistema scolastico attuale e l’inadeguatezza della didattica, dei programmi, e spesso anche degli insegnanti.

 

Da qui la domanda: perché numeri così elevati non si registrano altrove in Europa e nel mondo?

 

Per invertire la rotta nel 2007, per gli Idei (“Interventi didattici educativi e integrativi”), erano stati stanziati 240 milioni di euro. Poi, il finanziamento si è via via assottigliato fino a rendere oggi quasi impossibile per le scuole organizzare i corsi di recupero.

 

Gli insegnanti, per impartire lezioni private agli alunni della stessa scuola, dovrebbero chiedere un’autorizzazione al dirigente scolastico. Nessuno però compila la domanda ed ogni tentativo di regolarizzare il settartore rimane sulla carta.

 

«Ogni estate si presenta lo stesso annoso problema» dice Mimmo Pantaleo, segreio del settore scuola Cgil: «Il recupero dovrebbe essere un obbligo della scuola e invece costringiamo i nostri studenti ad andare fuori. Le scuole avrebbero anche le risorse con l’organico potenziato ed invece si alimenta questo business. Le vittime sono i ragazzi che non hanno i mezzi economici e che finiscono per essere esclusi dal percorso formativo ed alimentare la dispersione scolastica».

Articolo di Michele Sasso, pubblicato su L’Espresso.repubblica.it il 26 luglio 2016

Link: http://espresso.repubblica.it/attualita/2016/07/26/news/il-business-delle-ripetizioni-800-milioni-in-lezioni-private-1.278567

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